La musica, fin dall’alba delle prime civiltà, è un’arte che accompagna l’uomo durante tutta la sua vita. Ma non solo. La musica è anche una forma di comunicazione. Attraverso essa, infatti, il compositore riesce, con un linguaggio universale, a trasmettere messaggi, emozioni e sentimenti che oguno interpreta a proprio piacimento. Quando siamo tristi, oppressi, ci rifugiamo sempre in questo mondo, come in un sogno, lontanto da tutto e da tutti, estraniandoci dai problemi e dalle fatiche che ci circondando per vivere quegli intensi momenti che solo la musica può donarci.

Tuttavia, in questi ultimi anni, è in corso un forte cambiamento dell’uso e del concetto della musica: per la società odierna moderna la musica sta divenendo sempre di più uno strumento per potersi arricchire: la cosidetta “musica commerciale” non ha più i nobili scopi delle musiche classiche di trasmettere importanti messaggi, ma ha solamente la funzione di divertire, creare un mondo irraggiungibile e lontano dove rifugiarsi e ripararsi da una società falsa, ipocrita e fondata sul consumismo come la società odierna.

O, forse, siamo noi che non sappiamo più cogliere le emozioni che le canzoni ci vogliono trasmettere: ora la musica non è più fatta di sole note, ma anche di parole, magari spesso incomprensibili, che fanno perdere quel concetto di universalità che la musica ha acqusito nel tempo. E siamo sempre noi che stiamo lentamente perdendo i valori della musica.

Ripercorrendo velocemente la storia dell’umanità si possono trovare svariati usi di quest’arte: le prime civiltà la utilizzavano per riti religiosi e cerimonie. Fu poi utilizzata anche in guerra come inni e, dall’Antica Grecia, ha assunto quell’uso che arriva fino ai nostri giorni: far musica per essere ascoltata e trasmettere emozioni. Ed è proprio questo potere comunicativo che dono alla musica un’aria di mistero, tanto che alle sue origini troviamo numerosi miti. Gli antichi egizi pensavano che fosse stata donata all’uomo dal dio Thot, per sottolineare l’importanza e la magia che si cela dietro la “creazione” delle note. I greci attribuiscono la sua invenzione a Orfeo, grazie alla quale riuscì a persuadere gli dèi. Sempre in Grecia e, successivamente, a Roma, la musica è associata al dio Apollo, suo custode. Anche nel Medioevo la musica viene spesso associata a Dio e all’elevazione spirituale (“chi canta prega due volte”, disse Sant’Agostino). Dal Medioevo in poi la musica ha acquisito sempre più una connotazione artistica e, per questo, sono nate le orchestre e le sale da concerto, apposite per fare e ascoltare musica.

Infine, arrivando ai nostri giorni, la musica ha cambiato volto: da un lato è rimasto l’utilizzo religioso e di piacere di ascolto; dall’altra parte ha assunto un utilizzo di svago (differente dal piacere), perdendo il senso mistico che la circondava. Ascoltare la musica è ormai una moda: chi ascolta certi generi o segue determinati cantanti può permettersi un posto nella società, altrimenti viene escluso.

Ed è proprio questa la grande contraddizione della musica nella società odierna: oggi viene usata per dividere e selezionare. La musica, invece, è un’arte unificatoria, in grado di conciliare popoli e culture differenti, con spirito di fratellanza, contro le guerre e le discriminazioni.

Gli strumenti sono le nostri armi, e i musicisti il nostro esercito.

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